Dall’Ova Murina all’Ova Marina, per celebrare la mia Sciacca

Dall’Ova Murina all’Ova Marina, per celebrare la mia Sciacca

Quand’ero molto piccolo, la frittata era in assoluto tra i miei piatti preferiti.
Quando vedevo mia madre o mia nonna trafficare con le uova, per me iniziava la trepidazione e la felicità.
Un giorno mia nonna Angela tirò fuori come sempre le sue uova fresche e due forchette per sbatterle per bene in un grande piatto di casa e quando mi vide già pronto, con l’acquolina alla bocca, in attesa di gustare la mia amata frittata, mi disse: “Questa volta la frittata sarà dolce”.

La vidi avvolgere nella pastella della frittata una crema di latte e ricoprirla di mandorle tostate, cacao, cannella e quel giorno conobbi l’Ova Murina.
Mi raccontò, mia nonna, di quella ricetta antichissima che già sua madre e sua nonna e la sua bisnonna preparavano d’estate, per poter concludere il pasto con un dolce che fosse gustoso e generoso quanto lo erano i cannoli d’inverno, dato che con le temperature più calde non si faceva la ricotta. Un’idea che nacque proprio a Sciacca, la mia città, che le diede questo nome così suggestivo da ricordare contemporaneamente i Mori, che diffusero in Sicilia l’uso della cannella, e la Murena, con le sue striature colorate che tanto ricordano quelle che si distribuiscono casualmente sulla superficie di questa frittatina.

Rimasi incantato da quella storia, ma anche deluso di non poter avere la mia frittata.
Nel mio immaginario questa ricetta è rimasta la promessa di un piatto salato e per tutti questi anni ho continuato a fantasticare su come chiudere quel cerchio, rendendolo reale.

Così, tra le numerose opportunità che mi sono concesso in questi mesi di studio, c’è stata quella di dar vita ai miei Ova Marina: una nuova espressione della radice che incessantemente conservo con l’identità e la memoria, un omaggio pieno di gratitudine alla mia Sciacca e una celebrazione dell’antichissima sapienza che dalla mia città ho ereditato nella conoscenza del Mediterraneo.
È il merluzzo mantecato, infatti, il grande protagonista di questo piatto, bianchissimo e nutriente come lo era quella crema d’estate. Farina di ceci e latte fanno la mia frittata, zucchero di canna caramellato e cacao Arauca fanno le striature della mia murena, caviale beluga e foglia ostrica fanno gli spicchi dei fichi freschi con cui mia nonna Angela serviva sempre quel dolce.

Così ancora una volta mi ricordo – e racconto ai miei ospiti – che ho imparato dalla memoria del mare tanto quanto da quella della mia famiglia, un intreccio di legami indissolubili dentro cui continuano a crescere la mia storia e la mia cucina.

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