Il nostro piccione, tra la terra e l’aria

Il nostro piccione, tra la terra e l’aria

Ho sempre conservato nel mio immaginario il piccione come un piatto di carne non siciliano, uno di quelli che ho gustato e amato pienamente solo fuori dall’Isola: un paradosso inspiegabile, considerato che non si può negare che anche questa terra ne possa essere l’habitat. 
E proprio a partire dalla terra, da quel senso di ecosistema che può farci ritrovare l’ordine delle cose, ho pensato dunque di disegnare il piatto che gli ho dedicato. Il suo rapporto simbiotico con la superficie del suolo, con ciò che esso genera naturalmente, mi ha spinto a cercare note aromatiche il più possibile veraci, vicine a sembrare sconvolgenti. Per questo, se a fare la qualità di questo piatto voglio sempre che sia una cottura delicata, impeccabile del piccione, affinché risulti sempre rotondo e pieno di gusto, mai stucchevole, al palato di chi lo mangia voglio che arrivi forte come la prima volta che a me è capitato d’assaggiarlo, decenni fa, ricordo vivido che non mi abbandona.
Così gli ho messo accanto la cicoria selvatica, sfumata con un tocco segreto: poche gocce di distillato di Imperatoria, che sanno di terra bagnata e di pioggia, una finezza balsamica che improvvisamente riporta il piccione alla sua sfera aeree, chiudendo appieno il cerchio della vita e della natura.

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