L’Orto da mangiare. E il desiderio di coltivare

L’Orto da mangiare. E il desiderio di coltivare

L’amore per la campagna contiene molti amori: quello per la sintonia con la natura, quello per i profumi che annunciano l’evoluzione delle stagioni, quello per ognuno degli ingredienti del cuore che ci regala – l’amaro delle erbe selvatiche, la dolcezza dei frutti -, quello per la fatica di coltivare.
Quest’ultimo, soprattutto, rappresenta la vera misura del nostro più intimo rapporto con la terra. Ed è – quello di coltivare direttamente – un desiderio che sento crescente.

L’Orto è il piatto di quest’estate che dedico a questo desiderio.

Lo porto a tavola, ogni giorno, pensando non solo di dipingere la natura coi suoi stessi colori, ma provando a ricostruirne, sfumatura per sfumatura, l’essenza aromatica.

Così una base di purea di ceci mi aiuta ad evocare le sabbiose stratificazioni del suolo e un sostrato segreto di caprino fresco di razza girgentana a suggerirne la sapida, abbondante e generosa fertilità.
E risalendo in superficie, il sesamo nero, il té nero, le alghe, l’orzo tostato mi sono complici nel ricostruire non solo la texture del terriccio, ma anche la sua evocazione odorosa.
È a questo punto che nel mio orto immaginifico sono pronti a crescere i ravanelli e le carote, i cetrioli, le zucchine e il sedano verde, tutti marinati e poi conditi in agrodolce, prima di essere circondati di una lussureggiante popolazione spontanea di finocchietto selvatico e dragoncello, salicornia e fiori di tipo, pepe e fiori di senape.

Mi diverte l’idea di accompagnarvi a vederlo, come un orto che coltivo da mesi, e di lasciarvi scegliere cosa cominciare ad assaggiare…

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